⛰️ Monte Capolago (2554m)
⏱️ Tempi: salita 5h 30min, discesa 5h
🗓 31/12/2025
📈 Dislivello: 1300 m
🥾 Lunghezza: 7.5 km
🇲🇨 Segnaletica: CAI 144
🗺 Tabacco: 02
🧗♂️ Difficoltà Alpinistica: canali innevati, traversi esposti, II grado (per esperti)
Lasciata l'auto al parcheggio del rifugio Tolazzi, si sale agevolmente il sentiero CAI 144 verso il rifugio Lambertenghi Romanin (chiuso). Poco prima di quest'ultimo, dopo meno di un'ore e mezza di cammino, si devia a sinistra risalendo le ghiaie sotto le pendici del Capolago (un po' a sentimento).
La via normale di salita può essere divisa in due parti per distanza e caratteristiche: la prima è costituita prevalentemente da canali e salite ripide, mentre la seconda da continui passaggi su roccia intervallati da creste.
L'imbocco della via non è ben segnalato: sulla sinistra della grande parete est del monte è visibile un grosso canale roccioso, subito a destra del quale ne parte uno molto più piccolo a sancire l'inizio della via normale. Una volta trovato l'inizio, tutto il resto del percorso è segnalato benissimo con bolli rossi, sia in salita che in discesa. Si sale il canalino innevato piuttosto facilmente, grazie alla pendenza non esagerata, per poi passare ad un ripido pendio di scomodi prati. Dopo qualche traverso, si risale il secondo canale innevato, anch'esso breve e relativamente agevole, che finisce con una selletta. Da qui si scende qualche metro e si inizia la salita del terzo e ultimo canale, più lungo e ripido degli altri due; a circa metà di esso è anche presente una sosta con una corda per un'eventuale calata. La foto 6 mostra la prima metà del canale, che sembra finire in uno stretto nevaio, ma è proprio in prossimità di esso che bisogna invece traversare su roccia verso sinistra, raggiungendo la suddetta sosta. Finito il canale, si salgono meno di 100 metri su roccette di I grado e fondo misto, arrivando ad una comoda sella a metà della via.
La seconda parte inizia con una cresta stretta ed esposta, ma tecnicamente semplice. Si prosegue con una lunga serie di passaggi su roccia, mediamente sul II grado e sempre molto appigliati; qui in particolare si segnalano due traversi molto esposti (foto 12,17) e un passaggio che tocca il III grado, sul quale però è stato messo un cavo (foto 14,15). Poco prima della cima, si giunge alla seconda cresta, più affilata della precedente e spesso da percorrere sulla parte destra; questa si conclude con un salto laterale su roccia liscia, agevolato da una fessura. Con qualche altro passaggio su roccia si giunge in cima (piccola croce e libro di vetta).
Per la discesa si segue a ritroso il percorso appena fatto.
Nonostante l'avvicinamento sia brevissimo, la via è lunga in termini di tempo ed è quasi sempre espostissima. In presenza di ingenti quantità di neve nella seconda parte, la difficoltà alpinistica diventa davvero avanzata, ma anche con poca neve, come nel nostro caso, è infattibile superare i primi canali senza piccozza e ramponi.