⛰️ Monte Volaia (2470 m)
⏱️ Tempi: 2h 30min salita, 2h discesa
🗓️ 13/06/2026
📈 Dislivello: 1240 m
🥾 Lunghezza: 12km
🇲🇨 Segnaletica: CAI 176
🗺️ Tabacco: 001
📶 Difficoltà: EE
Si lascia la macchina poche decine di metri oltre Collina (1250 m), in uno spiazzo sulla destra della strada che porta al Rifugio Tolazzi. Da qui si torna pochi metri indietro e si imbocca il sentiero CAI 176 sulla destra che inizia come una larga mulattiera. Si procede in leggera pendenza su sentiero molto largo per qualche centinaio di metri e poi, attraversato un torrente, il sentiero 176 si stacca e procede nel bosco a sinistra. Questo punto, pur essendo segnalato, è leggermente nascosto e si rischia di procedere a vuoto per la mulattiera che non prende quota. Il sentiero si fa quindi molto ripido nel bosco, alternando lunghi rettilinei in pendenza a qualche tornante. Salendo, ci si avvicina sempre di più alla dorsale ad arco composta dai monti Capolago, Canale, Crete di Chianaletta, Sasso Nero, Volaia e Biegenkopf. In prossimità della fine del bosco il sentiero spiana leggermente per qualche devina di metri e si iniza a risalire una bella vallata che porterà alla Sella Ombladêt. In questa vallata si percorre, sempre con pendenza abbastanza decisa, il sentiero che si stacca di poco dal letto del torrente privo di acqua. Dopo qualche centinaio di metri, si arriva quindi ai ruderi della Casera Chianaletta (1814 m). Qui il sentiero procede facendo un ampio tornante e uscendo dalla vallata appena percorsa sul costone erboso a sud, sul versante opposto alle cime rocciose prima menzionate. In poco tempo si è su una lunga e larga cresta erbosa che andrà risalita tutta fino alla forcella Ombladêt. Il sentiero, essendo poco percorso, è poco visibile ma la direzione è chiara e ci sono dei paletti di legno bollati CAI che aiutano ad orientarsi. Già su questa cresta, si iniziano ad intravedere alcune tracce delle trincee della grande guerra. Ci si sposta man mano sulla destra e il sentiero giunge quindi pochi metri sopra alla forcella Ombladêt (2060 m). Qui c'è un bivio dove le direzoni sono segnalate da cartelli spaccati in due di netto, probabilmente da qualche valanga invernale. Noi prendiamo la via in salita che segue i resti di una vecchia mulattiera di guerra e sale con pendenza moderata grazie a numerosi tornanti fino alla Tacca del Sasso Nero (2352). Avvicinandosi alla cresta, si iniziano a notare le fortificazioni italiane della Grande Guerra. In breve ci si arriva e, uscendo dal sentiero 176 e girando a destra, si possono trovare numerosi ingressi di caverne e postazioni molto ben conservate. Mentre il versante sud è ripido e ghiaioso, il versante nord è una parete rocciosa verticale di diverse centinaia di metri che domina la vallata austriaca. Da qui parte anche la via normale al Sasso Nero, segnalata da una scritta sulla roccia. Noi invece proseguiamo lungo la cresta sulla sinistra per il sentiero che è pianeggiante e molto largo e scavato nella roccia. Il sentiero si tiene pochi metri sotto al filo di cresta e si incontrano diverse fortificazioni. Si arriva, in prossimità di una targa in una caverna, all'uscita della ferrata della pace, ormai chiusa che saliva la parete verticale del versante nord. In poco tempo si inizia a salire per tornanti molto stretti e aiutandosi anche con le mani a causa della forte pendenza e, finito questo breve tratto, si vede la croce di vetta, vhe si raggiunge in pochi minuti salendo abbastanza ripidamente per qualche tornante sul sentiero coperto di ghiaie. In cima è posto un libro di vetta e la croce metallica. Il panorama è veramente ampio: dalle alpi austriache alle dolomiti fino anche alle Alpi Giulie. In lontananza, si vede il Lago Volaia e dalla parte opposta il lago di Bordaglia. Per il rientro si può tornare indietro per lo stesso sentiero 176 percorso in salita oppure imboccare il sentiero CAI 141 che scende più diretto dalla forcella Ombladêt a collina. La cima, molto poco frequentata, è molto interessante per l'ambiente selvaggio, il panorama a 360 gradi e i reperti storici che si possono trovare. Pur essendo una camminata tecnicamente facile, risulta abbastanza lunga e senza punti di appoggio.