Jôf di Montasio (2754 m) dalla scala Pipan e Cima di Terrarossa (2420m) dalla ferrata Leva
⏱️ Tempi: 8h 30min totali (sena pause)
🗓 07/07/2026
📈 Dislivello: 1500 m
🥾 Lunghezza: 13km
🇲🇨 Segnaletica: CAI 663, 664, ferrata Leva, Scala Pipan
🗺 Tabacco: 019
📶 Difficoltà: EEA, Scala Pipan (D), Ferrata Leva (D), arrampicata con passaggi di I grado
Lo Jôf di Montasio è la cima più alta delle Alpi Giulie italiane, le sue pareti dirupate dominano l'omonimo altopiano a Sud da cui sale la via normale.
In questa relazione descriviamo la lunga e ed emozionante ascesa verso la cima del re delle Giulie proprio dal versante meridionale (lungo la ferrata della scala Pipan) per poi percorrere la ferrata Leva verso la cima di Terrarossa.
L'escursione si sviluppa in ambiente di alta montagna e pertanto è richiesta buona preparazione fisica, tecnica e conoscenza del territorio.
Prestare attenzione alla caduta di pietre (cima molto frequentata, nonché abitata da numerosi stambecchi).
Oltre alle ferrate (kit, imbrago e casco sono obbligatori), le difficoltà alpinistiche non superano il primo grado.
Il punto di partenza dell'escursione è l'altopiano del Montasio, raggiungibile dalla rotabile asfaltata che parte da Sella Nevea, dove è presenta un ampio parcheggio. Da qui si prosegue in direzione Ovest lungo la strada asfaltata verso la malga Montasio. Appena prima di raggiungere la malga si svolta a destra e si inizia a risalire il pascolo lungo la mulattuera che procede proprio in direzione dello Jof di Montasio. La traccia, inizialmente larga ed evidente, risale i prati con pendenza costante. La segnaletica è buona e non è difficile seguirla (non si tratta di un sentiero CAI, sulle mappe è talvokta segnalato come "via normale allo Jof di Montasio"). Il fondo si fa più ghiaioso e ripido proprio verso la fine della traccia, prima di immettersi nel sentiero CAI 663 proveniente dal Rifugio di Brazzà. All'incrocio (raggiunto in circa 45 minuti dalla partenza) è posto un paletto con le indicazioni. Da qui è ben visibile la prima tappa del percorso: la Forca dei Disteis. Imbocchiamo il sentiero 663 che ci conduce alla Forca con pendenza costante ma decisa risalendo i prati. Nei pressi della Forca si svolta a sinistra per raggiungerla (1h 30 min dal parcheggio circa), uscendo dalla traccia principale. Da qui si apre l'impressionante vista sul dirupo della parete Nord-Ovest del Montasio. La vista verso il massiccio del Canin a Sud è stupenda, mentre verso Nord siamo sovrastati dalle pareti dirupate del Montasio.
Dalla Forca si riscende alla traccia principale che prosegue verso Est tagliando il grande ghiaione sotto alle pareti rocciose. Tralasciamo il sentiero che parte verso sinistra in direzione del bivacco Suringar (segnaletica su masso) e procediamo sul sentiero attrezzato. Su questi piccoli salti di roccia inizia la via ferrata che conduce alla cima. Le difficoltà in questo primo tratto non sono eccessive, soprattutto grazie alla presenza del cavo. Si passa in alcuni canalini sprovvisti di cavo (massimo I grado) seguendo la bollinatura, sempre chiara ed evidente.
Si giunge quindi ad un bivio: a destra parte la ferrata Leva (la percorreremo al ritorno), a sinistra continua la normale al Montasio. Svoltiamo a sinistra risalendo il sentiero che taglia il ghiaione (alquanto marcio) e che conduce alla base della (nuova) Scala Pipan. Una alternativa per evitare di percorrere il ghiaione e raggiungere la scala è salire di petto il canalino (rocce instabili, I grado) sulla destra che salire dritto per dritto verso nord: Questo non è un sentiero segnato ed è adatto solo ad escursionisti esperti.
Inizia qui il settore più ripido della ferrata. Si risale quindi la ripida scala Pipan (60 metri di dislivello) e si continua lungo placche e salti di roccia. La ferrata è in ottime condizioni, attrezzata anche con clanfe nuove di zecca. Terminata la ferrata non resta che percorrere la cresta verso la cima procedendo in direzione Ovest. La segnaletica è ottima ma bisogna prestare attenzione ad alcuni passaggi esposti. La cima è ormai davanti a noi, non resta che raggiungerla arrampicando un semplice canalino roccioso (I grado).
Il panorama dalla cima è indescrivibile, Il re della alpi Giulie italiane domina la val Saisera e la Val Dogna nonché l'omonimo altopiano a Sud. Da qui si possono ammirare quasi tutte le cime più importanti delle Alpi Giulie.
Si fa ritorno al bivio per la ferrata Leva disarrampicando la ferrata della Scala Pipan e scendendo per il ghiaione (prestare particolare attenzione).
Da qui di svolta a sinistra nella grande cengia su cui si sviluppa la ferrata Leva, anch'essa in perfette condizioni. Lunga circa 1.5 km, taglia in quota la costa del Montasio e della Cima Verda in direzione della Forca del Palone. La vista di profilo sulle cime della Ceria Merlone è spettacolare. Il primo settore è lungo ma tecnicamente molto semplice, il dislivello è poco e la cengia larga. Più ci avviciniamo alla Forca del Palone più la pendenza aumenta e la discesa si fa molto ripida. Prestare attenzione a questo ultimo tratto di discesa, un paio di passaggi sono lievemente strapiombanti.
Appena giunti alla Forca del Palone (2250m), lo sguardo è subito catturato dalla maestosa piramide dello Jof Fuart. Da qui solo 200 metridi dislivello ci separano dalla cima di Terrarossa. Il primo tratto di salita segue ancora la ripida ferrata lungo canali rocciosi, è sempre ben tenuta e appigliata. L'ultimo cavo termina sulle pendici erbose caratteristiche della cima di Terrarossa. Ci si ricongiunge in breve sul sentiero di salita principale (CAI 664 , proveniente dal rifugio di Brazzà) proprio sotto la Forca di Terrarossa (2350m). La vista dalla forca è una vera e propria cartolina sullo Jof Fuart e sullo spaventoso canalone (marcio) Huda Paliza che scende in Val Saisera.
Dalla forca si svolta a sinistra e si segue il CAI 664 che conduce (appena 5 brevi tornanti) alla Cima di Terrarossa (2420m). Da qui la vista sulla cima dello Jof di Montasio appena scalato è davvero appagante.
Dalla cima si scende al rifugio di Brazzà seguendo il CAI 664. La discesa è lunga e con pendenza lieve. IL sentiero percorre lungo numerosi tornanti tutto il pendio erboso della cima di Terrarossa. Per via della presenza di numerose famiglie di stambecchi, è buona cosa tenere indossato il casco anche in discesa.
Dal rifugio di Brazzà (1660m) ci segue la strada forestale cementata/sterrata che si inoltra nei pascoli e conduce al parcheggio.
Tutte queste cime sono densamente popolate da famiglie di stambecchi, perciò è fondamentale avere con sé il caschetto: le scariche di pietre sono frequenti. Ma soprattutto è fondamentale trattare con il massimo rispetto questi animali, che sono i veri padroni di casa.
L'escursione si svolge in ambiente di alta montagna, e pertanto è richiesta preparazione fisica, tecnica e buona conoscenza del territorio. Ovviamente kit da ferrata, imbrago e casco sono necessari.